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Chi Siamo?

11 giugno 2023

Chi siamo? Qual è il nostro scopo? Per qualche motivo noi umani ci siamo posti e ci poniamo queste domande e di tanto in tanto qualcuno se ne esce con una nuova risposta. Ora che abbiamo allontanato l’antropocentrismo dalle nostre menti, possiamo osservare con più umiltà, senza pretendere troppo da noi stessi e dal mondo che ci circonda, perché dopotutto siamo “solo” animali.


Lontani da casa

Supponiamo di catturare un leone e una leonessa e di rinchiuderli in uno zoo. Spaventati e confusi, finiscono comunque per riprodursi, dando luce a una nuova generazione di leoni.

I piccoli leoncini cresceranno nello zoo senza mai vedere l’esterno, senza mai vedere le mandrie di grandi mammiferi nella sconfinata savana, senza mai cacciare, senza mai poter fuggire, senza mai fare “cose da leoni”. I genitori muoiono e con loro il ricordo della vita oltre la gabbia. I nuovi leoni si troveranno in un luogo che non si adatta ai loro artigli, alle loro zanne e al loro istinto.

picture of a lion in captivity watching the viewer with a worried look
Foto di Pixabay

Soltanto in quel momento, uno di questi leoni potrebbe cominciare a chiedersi “Chi sono?”. Prima non aveva bisogno di chiederselo, semplicemente perché lo sapeva. Era ciò che era, un leone. Ma staccandosi dalla sua natura, non si riconosce più e non si spiega il proprio ruolo. La stessa identica cosa potrebbe essere successa a noi.


Umani selvatici e umani in cattività

“Guarda le tracce che hai lasciato per scoprire chi sei”

Gli animali in cattività presentano comportamenti anomali e alti livelli di stress. Se è vero che “cattività” significa segregazione dal loro ambiente naturale imposta dall’uomo agli animali selvatici, a scopo di studio, diletto, ecc allora possiamo distinguere gli esseri umani che vivono nel proprio ambiente naturale dipendendo da esso, da quelli che vivono lontani dal proprio ambiente naturale per autoimposizione.

Detto questo, possiamo quindi affermare che gli esseri umani selvatici sono animali molto rari e in via di estinzione, che vivono in piccoli branchi famigliari sparsi nelle zone tropicali di tutto il mondo.

La stragrande maggioranza degli esseri umani tuttavia vive in cattività, all’interno di giganteschi ammassi di nidi che ricordano nella forma i cristalli cubici di alcuni minerali (ad esempio pirite, selenite)

similarity between selenite ore and a human made city. the shape of the crystals and the skyscrapers is very similar. hakim da boves

Gli “umani selvatici” vivono le proprie vite in pace e in salute, senza dubbi sul proprio scopo. In un’intervista, una giovane donna Jarawa (un popolo che è rimasto isolato dal resto dell’umanità per almeno 70.000 anni, molto prima che le prime civiltà sorgessero) afferma di esser sempre stata felice e di non ricordare momenti tristi nella sua vita.

Trailer di un bellissimo documentario sui Jarawa, consigliatissimo a tutti.

Va bene, ma quindi?

Chi siamo? Siamo degli umani in cattività, grandi primati sociali che si ritrovano in una situazione un po’ scomoda, lontani dal proprio ecosistema. E cosa ci facciamo qui? La Natura ci viene in soccorso spingendoci a fare ciò che ci fa star bene. Ciò che ci fa star male ci danneggia e ciò che ci fa star bene ci mantiene in salute. Lo scopo di tutti noi è semplicemente stare bene. E no, “stare bene” non significa star bene a discapito degli altri; se uno sta male, il suo dolore si ripercuoterà per forza di cose anche sugli altri (siamo animali molto sociali!).


2 risposte a “Chi siamo?”

  1. Super interessante questa introduzione che risponde alla domanda “chi siamo”. Penso sia uno spunto che può creare una riflessione utile per tutti quanti. Più che altro perché il tema della felicità personale è molto sentito per tutti e se ne parla molto ma poi diventa difficile creare una riflessione che esamina le cause senza demonizzare la società per com è strutturata. Ricordo che quando studiavo in Accademia si tendeva a puntare il dito contro il Cristianesimo e poi con Nietzsche contro i valori morali, entrando in un discorso che per quanto interessante, non immediatamente comprensibile e che lascia delle domande in sospeso.. Lo spunto che ho appena letto qui invece nella sua banale brevità e semplicità sorprende perché è difficile da demolire come teoria eppure si tende lo stesso a considerare la società tecnologicamente avanzata come la vera confort zone nell immaginario comune

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